
Molte decisioni che prendiamo online non nascono da un ragionamento lento e ponderato. Avvengono spesso in contesti di fretta, distrazione e sovraccarico informativo.
In queste condizioni, il nostro cervello utilizza scorciatoie mentali, note in psicologia come bias cognitivi.
I bias non sono errori casuali o segni di ingenuità. Sono distorsioni sistematiche del giudizio che ci permettono di decidere rapidamente, ma che possono renderci prevedibili e vulnerabili, soprattutto nel contesto digitale.
Sistema 1 e Sistema 2: come decidiamo online
Secondo la teoria dei due sistemi di pensiero proposta da Daniel Kahneman1, il nostro modo di prendere decisioni si basa su due modalità diverse.
Il Sistema 1 è rapido, automatico ed emotivo.
È il sistema che utilizziamo nella maggior parte delle attività quotidiane: riconosce schemi familiari, reagisce agli stimoli e ci permette di agire senza sforzo cognitivo.
Il Sistema 2, invece, è lento, riflessivo e analitico.
Si attiva quando dobbiamo valutare informazioni complesse, controllare un impulso o mettere in discussione una prima impressione.
Nel contesto digitale, il Sistema 1 è quasi sempre dominante.
Notifiche continue, messaggi brevi, urgenza, multitasking e assenza di interazione faccia a faccia rendono difficile rallentare e attivare il Sistema 2.
È proprio in questo spazio che i bias cognitivi diventano particolarmente efficaci.
Bias cognitivi e truffe online
Le truffe digitali sfruttano questi meccanismi decisionali. Alcuni bias, in particolare, ricorrono con grande frequenza2:
- Bias della scarsità
Spinge ad agire rapidamente quando un messaggio crea urgenza o minaccia una perdita imminente. - Bias dell’autorità
Porta a fidarsi di comunicazioni che sembrano provenire da figure autorevoli, come aziende, istituzioni o superiori. - Bias di conferma
Rende più credibili messaggi in linea con aspettative, desideri o convinzioni personali. - Overconfidence bias
Induce a sopravvalutare la propria capacità di riconoscere una truffa, abbassando il livello di attenzione.
Per molto tempo, il bias della scarsità è stato il meccanismo più utilizzato nelle truffe di phishing: messaggi urgenti, richieste da soddisfare “subito”, minacce di blocco o perdita hanno spinto le persone ad agire senza verificare.
Ma oggi il quadro sta cambiando.
Più informazione, più sicurezza?
Negli ultimi anni, la sensibilizzazione sulle truffe è aumentata. Molte persone conoscono le tecniche più comuni, sanno che esistono phishing, smishing e vishing e riconoscono i segnali più evidenti.
Questa maggiore consapevolezza è un risultato importante.
Ma produce anche un effetto collaterale meno visibile: la sensazione di essere ormai in grado di riconoscere una truffa al primo colpo.
Sempre più spesso emerge un pensiero implicito:
«So come funzionano queste truffe, a me non succede.»
Quando la sicurezza diventa overconfidence
È qui che entra in gioco l’overconfidence bias: la tendenza a sopravvalutare le proprie capacità e a sottovalutare i rischi, soprattutto in contesti percepiti come familiari o che credono di conoscere bene.
Quando pensiamo di “sapere già come funzionano le truffe”, il Sistema 1 diventa ancora più dominante: riconosce schemi familiari, abbassa l’allerta e riduce la probabilità che il Sistema 2 entri in gioco.
In passato, questa forma di sicurezza eccessiva era più frequente tra chi aveva competenze tecniche specifiche. Oggi, complice la diffusione delle informazioni e il racconto pubblico delle truffe, questa convinzione si sta estendendo a una platea molto più ampia.
Il paradosso è che sentirsi preparati può diventare una vulnerabilità.
Truffe che cambiano, vulnerabilità che si spostano
Le truffe digitali non sono più solo grossolane o facilmente riconoscibili.
L’utilizzo dell’intelligenza artificiale consente comunicazioni sempre più credibili, personalizzate e coerenti con il contesto della vittima.
In questo scenario, la vulnerabilità non deriva solo dalla mancanza di informazione, ma sempre più spesso da una fiducia eccessiva nelle proprie capacità di riconoscere il pericolo.
Comprendere il passaggio dal predominio del bias della scarsità all’emergere dell’overconfidence aiuta a leggere meglio le dinamiche attuali delle truffe online.
Ancora una volta, non si tratta di colpa individuale, ma dell’incontro tra meccanismi cognitivi, contesto digitale e tecnologie sempre più persuasive.
Per approfondire
Se vuoi approfondire alcuni dei concetti citati in questo articolo:
Sistema 1, Sistema 2 e bias cognitivi
Daniel Kahneman, Thinking, Fast and Slow.
Un testo di riferimento per capire come funzionano le decisioni rapide e quelle più riflessive, e perché i bias influenzano il nostro giudizio, soprattutto online.
👉 https://doi.org/10.1007/s00362-013-0533-y
Human Cognition in the Digital Era
Il volume analizza il rapporto tra processi cognitivi umani e ambiente digitale, mostrando come le tecnologie influenzino il modo in cui pensiamo, decidiamo e valutiamo le informazioni.
👉 https://www.researchgate.net/publication/385706111_Human_Cognition_In_the_Digital_Era
Overconfidence e phishing
Wang, Li & Rao (2016) mostrano come la sicurezza eccessiva nella propria capacità di riconoscere email di phishing possa portare a comportamenti più rischiosi.
👉 https://aisel.aisnet.org/jais/vol17/iss11/1/
Altri bias “vicini” nel phishing
Uno studio sull’optimism bias e sulla tendenza a sentirsi meno vulnerabili degli altri, utile come confronto con il classico “a me non succede”.
👉 https://doi.org/10.1108/ICS-02-2023-0023
- Kahneman, D. (2011). Thinking, fast and slow. Farrar, Straus and Giroux. 10.1007/s00362-013-0533-y ↩︎
- Uniyal, S., & Singh, D. (2024). Human cognition: In the digital era. Clever Fox Publishing ↩︎
