
L’assenza di tutela nelle truffe online
Nella vittimologia, il rischio di diventare vittima non dipende solo dalle caratteristiche individuali, ma anche dal contesto in cui le persone vivono e agiscono.
Una delle teorie più utilizzate per comprendere la vittimizzazione è la Routine Activity Theory (RAT), proposta da Cohen e Felson (1979)1. Secondo questo modello, un reato si verifica quando convergono tre elementi nello stesso momento:
- un aggressore motivato
- un bersaglio adeguato
- l’assenza di una tutela efficace
Nel mondo offline, questa “assenza di tutela” può significare mancanza di testimoni o di protezione nel contesto fisico.
Nel mondo digitale, il significato cambia.
E diventa meno visibile.
L’assenza di tutela nel contesto digitale
Oggi gran parte delle nostre attività quotidiane si svolge online: comunicazioni, pagamenti, relazioni, lavoro, investimenti.
Ma c’è una caratteristica strutturale di queste attività che spesso passa inosservata: sono attività individuali.
Anche quando siamo fisicamente circondati da altre persone, l’interazione digitale avviene in uno spazio privato. Lo schermo crea una micro-dimensione separata. La decisione viene presa da soli.
Questo significa che, in termini di RAT, la “tutela efficace” è spesso già ridotta per natura.
Non perché manchino persone attorno a noi, ma perché non sono coinvolte nel processo decisionale.
Truffe brevi: l’urgenza come strumento di isolamento
Nelle truffe a breve durata — come il phishing o il falso familiare — l’assenza di tutela viene rafforzata attraverso l’urgenza.
Il senso di pressione serve a:
- impedire verifiche
- ridurre il tempo di riflessione
- evitare che la vittima chieda consiglio
Il messaggio implicito è: “Devi farlo ora.”
Se non c’è tempo, non c’è confronto.
Se non c’è confronto, la decisione resta individuale.
In questi casi, l’isolamento è temporale: si crea una finestra ristretta in cui la persona agisce senza attivare alcuna tutela esterna.
Truffe lunghe: l’isolamento come processo
Nelle truffe ad alta interazione — come molte truffe di investimento o relazionali — la dinamica è diversa.
Qui il tempo non manca.
Anzi, la relazione si costruisce nel tempo.
Proprio per questo, l’assenza di tutela deve essere mantenuta in modo più sottile e continuativo.
Le strategie possono includere:
- richiesta di riservatezza
- costruzione di un rapporto esclusivo
- progressivo distacco da amici o familiari
- trasformazione del truffatore in unica figura percepita come affidabile
In questi casi, l’isolamento non è solo situazionale.
Diventa relazionale e psicologico.
Routine digitali e normalizzazione della vulnerabilità
La digitalizzazione ha modificato radicalmente le nostre attività di routine. Sempre più persone trascorrono molte ore al giorno online, e gran parte delle decisioni economiche e relazionali avviene tramite dispositivi personali.
La tutela esterna non viene semplicemente ignorata: viene progressivamente disattivata.
Le vittime di cybercrime non appartengono necessariamente a categorie marginali o particolarmente fragili. Sono spesso persone perfettamente integrate nella vita sociale e lavorativa.
La vulnerabilità nasce dalla convergenza tra:
- routine digitali quotidiane
- utilizzo individuale dei dispositivi
- possibilità per i truffatori di intervenire senza essere osservati
- difficoltà di attivare un confronto immediato
L’assenza di tutela efficace, nel contesto online, è quindi spesso strutturale prima ancora che psicologica.
Non è debolezza, è contesto
La Routine Activity Theory aiuta a spostare l’attenzione dalla colpa individuale alla configurazione delle situazioni.
Non è solo una questione di ingenuità o scarsa competenza. È il modo in cui le nostre routine digitali sono organizzate che rende più probabile l’assenza di tutela.
Nel mondo fisico, molte decisioni vengono prese in presenza di altri. Nel mondo digitale, molte decisioni avvengono in solitudine.
Ed è in questa solitudine strutturale che le truffe trovano spazio.
Per approfondire
Se vuoi approfondire alcuni dei concetti citati in questo articolo:
Routine Activity Theory
Cohen & Felson (1979) introducono la teoria dell’Attività Routinaria, spiegando come un reato avvenga quando convergono aggressore motivato, bersaglio adeguato e assenza di tutela.
👉 L. E. Cohen & M. Felson, Social change and crime rate trends: A routine activity approach, American Sociological Review, 1979.
Stili di vita e rischio di vittimizzazione
Hindelang, Gottfredson e Garofalo (1978) mostrano come le attività quotidiane influenzino l’esposizione al rischio di vittimizzazione.
👉 Victims of Personal Crime: An Empirical Foundation for a Theory of Personal Victimization, 1978.
Digitalizzazione e nuove routine online
Il report Digital 2025 di We Are Social offre una panoramica aggiornata sull’uso di internet in Italia e nel mondo, utile per comprendere quanto le attività digitali siano diventate centrali nella vita quotidiana.
👉 https://wearesocial.com/it/blog/2025/02/digital-2025
La “normalizzazione” delle vittime di cybercrime
Junger et al. (2017) mostrano come le vittime di cybercrime siano sempre più simili al cittadino medio, suggerendo che la digitalizzazione abbia ampliato e normalizzato il rischio.
👉 https://doi.org/10.1109/CyberSA.2017.8073391
- L. E. Cohen e M. Felson, Social change and crime rate trends: A routine activity approach, in American Sociological Review, vol. 44, 1979, pp. 588–608. ↩︎
