I Paesi Bassi limitano gli smartphone senza vietare la didattica digitale. E l’Italia?

Sempre più scuole europee stanno introducendo restrizioni sugli smartphone in classe. Ma non tutti i divieti nascono dalla stessa idea di educazione digitale.

Paesi Bassi e Italia stanno seguendo due approcci molto diversi.

Nei Paesi Bassi, nel 2024 è entrata in vigore una “landelijke afspraak”1, un accordo nazionale che limita l’uso di smartphone e altri dispositivi a scuola. L’obiettivo principale è ridurre le distrazioni e migliorare il clima scolastico, lasciando però alle scuole una certa flessibilità e mantenendo spazio per l’utilizzo educativo dei dispositivi.

In Italia, invece, la disposizione entrata in vigore nel 20252 adotta una posizione molto più restrittiva. Il documento prevede infatti per gli studenti delle scuole secondarie il “divieto di utilizzo dello smartphone durante l’orario scolastico anche a fini didattici”, consentendo eccezioni solo in specifici indirizzi tecnici legati all’informatica e alle telecomunicazioni.

La differenza non è solo pratica, ma culturale.

Ridurre le distrazioni senza eliminare la didattica digitale

I primi risultati del monitoraggio olandese3 mostrano effetti generalmente positivi. Le scuole riportano maggiore concentrazione, lezioni più tranquille e migliori interazioni sociali tra studenti durante le pause.

Ma il dato più interessante è un altro.

Nonostante le restrizioni, il 43,5% delle scuole continua a considerare l’utilizzo educativo dei dispositivi un elemento importante della pratica didattica. Allo stesso tempo, molte scuole dichiarano che l’uso educativo degli smartphone è rimasto stabile o addirittura diminuito dopo l’introduzione dell’accordo.

Questo suggerisce una distinzione importante:
nei Paesi Bassi il problema non sembra essere la tecnologia in sé, ma la presenza continua e non regolata degli smartphone personali in classe. L’accordo olandese non elimina quindi la possibilità di utilizzare strumenti digitali a fini educativi, ma cerca di separare l’uso intenzionale e guidato dalla distrazione costante.

La differenza con la disposizione italiana

La direttiva italiana si muove invece in una direzione diversa.

Più che limitare le distrazioni, il testo sembra associare lo smartphone a qualcosa di incompatibile con l’apprendimento nella maggior parte dei contesti scolastici. L’utilizzo didattico viene infatti escluso quasi completamente al di fuori di specifici percorsi tecnici.

Questo rischia però di sovrapporre due temi differenti:

  • l’uso ricreativo e distraente dello smartphone
  • l’educazione digitale guidata dalla scuola

Ed è una distinzione importante.

Gli smartphone possono certamente compromettere attenzione e concentrazione. Ma sono anche strumenti di comunicazione, ricerca, produzione di contenuti e uno dei principali modi attraverso cui gli adolescenti vivono oggi l’ambiente digitale.

La questione, quindi, non riguarda solo la presenza o meno dei dispositivi, ma anche il modo in cui la scuola decide di integrare e regolamentare la tecnologia.

Educazione digitale o semplice esclusione?

Esistono numerose evidenze sugli effetti negativi dell’uso incontrollato degli smartphone sull’attenzione e sull’apprendimento. Ma l’educazione digitale non consiste semplicemente nel permettere o vietare i dispositivi.

Significa anche insegnare agli studenti:

  • a gestire l’attenzione
  • a comprendere gli algoritmi
  • a sviluppare senso critico verso le piattaforme digitali
  • a utilizzare la tecnologia in modo intenzionale e non compulsivo

Ed è proprio qui che il modello olandese appare interessante. I dati sembrano suggerire che sia possibile ridurre le distrazioni senza rinunciare completamente all’utilizzo educativo della tecnologia. Questo non significa sostenere un accesso illimitato agli smartphone in classe. Anzi, i risultati olandesi mostrano l’importanza di regole e limiti chiari. Ma suggeriscono anche che limitare le distrazioni non richieda necessariamente l’abbandono della didattica digitale.

La domanda che rimane aperta

Nei Paesi Bassi, inoltre, la discussione non si ferma alla scuola. Un programma di ricerca sta analizzando anche possibili effetti indiretti delle restrizioni4, ad esempio sul comportamento digitale degli studenti fuori dall’orario scolastico.

Perché togliere i telefoni dalle aule può migliorare concentrazione e clima scolastico, ma non risolve automaticamente le sfide più ampie legate al benessere digitale.

La vera domanda, forse, non è semplicemente se gli smartphone debbano essere vietati a scuola.

Ma se le scuole possano creare ambienti digitali più sani senza rinunciare al compito di insegnare agli studenti come vivere in un mondo digitale.

  1. https://www.rijksoverheid.nl/onderwerpen/voortgezet-onderwijs/mobiele-apparaten-in-de-klas ↩︎
  2. https://www.mim.gov.it/documents/20182/0/m_pi.AOODPIT.REGISTRO+UFFICIALE%28U%29.0003392.16-06-2025+%282%29.pdf/80241c55-1b9e-1b8b-46b7-599854ceef58?version=1.0&t=1750095941877 ↩︎
  3. https://kohnstamminstituut.nl/wp-content/uploads/2025/07/1147-Eindrapport-Monitoring-landelijke-afspraak-mobiele-telefoons-en-andere-devices-in-de-klas.pdf
    ↩︎
  4. https://www.nwo.nl/en/projects/olhno57449 ↩︎