🔥 Truffa del giorno – Caso Revolut: false richieste giudiziarie inviate da una PEC violata

➡️ Cosa succede
Gli attaccanti entrano nella PEC di una Prefettura dopo averne sottratto le credenziali attraverso un programma malevolo. Da quella casella autentica inviano a Revolut falsi ordini europei di indagine. Le richieste sembrano credibili perché provengono realmente da un indirizzo istituzionale e includono documenti apparentemente ufficiali. Fingendosi un’autorità giudiziaria, chiedono alla banca i dati dei titolari collegati a determinate transazioni. Revolut consegna così informazioni relative a centinaia di clienti, pur senza una compromissione diretta dei suoi sistemi software. Il gruppo sostiene poi di possedere 147 GB di documenti delle forze dell’ordine e chiede a Revolut un riscatto di tre milioni di dollari in Monero. La trappola è fidarsi della sola provenienza della PEC senza verificare, attraverso un canale indipendente, identità e competenza di chi presenta la richiesta.

Fonte: Corriere della Sera

🎯 Dove ci fregano

  • La richiesta parte da una PEC istituzionale autentica ma violata.
  • I documenti allegati imitano atti giudiziari ufficiali.
  • Gli attaccanti indicano transazioni realmente visibili sulla blockchain.
  • L’autorevolezza del mittente riduce i controlli.
  • PEC autentica e richiesta legittima vengono considerate la stessa cosa.

📌 Come non cascarci

  • Non considerare sicura una richiesta solo perchĂ© arriva via PEC.
  • Verifica il mittente usando recapiti trovati autonomamente.
  • Controlla che l’ufficio abbia davvero la competenza dichiarata.
  • Invia dati sensibili solo attraverso procedure tracciate e autenticate.
  • Se sei cliente Revolut, considera valide solo le comunicazioni ricevute dai canali ufficiali.

Parole chiave: Revolut · PEC · Prefettura · dati personali · falso ordine · riscatto · Monero